Cronaca

“Di notte raccoglievo i capelli di Giacomo caduti sul cuscino per la chemio per non farglieli vedere al risveglio”

elena santarelli tumore giacomo

Elena Santarelli in un’intervista sul Corriere della Sera a Candida Morvillo racconta la vita dopo la scoperta del tumore cerebrale del figlio Giacomo

“Di notte raccoglievo i capelli di Giacomo caduti sul cuscino per la chemio per non farglieli vedere al risveglio”

Elena spiega che ci sono stati tanti momenti difficili, ma anche la volontà di continuare a vivere, per lei e soprattutto per Giacomo

Invece, inizia la speranza.
«La prima sera in reparto è stata la più dura. Non volevo che Giacomo vedesse i bambini intubati, non potevamo dirgli subito: ora fai la chemio, perdi i capelli, combatti le cellule. Ci siamo arrivati piano piano con l’aiuto, fondamentale, degli psicologi».

Che ha dovuto imparare ?
«A comportarmi come se niente fosse. I primi giorni, stavo come una scappata di casa e non è da me. I bimbi sono astuti, ho capito che dovevo farmi la piega, mettere il solito rossetto, anche se mi sentivo giudicata, in ospedale, col rossetto. Ma ho fatto bene. Quando gli do un calcio nel sedere, bonariamente, non mi dice “mamma, ho il tumore”. La malattia non l’ha cambiato molto, ha solo perso i capelli. Ma sono stanca di chi mi dice “tanto è maschio”. Io ragiono con la sua testa e so che ne soffre. Mi strapperei i miei capelli per darli a lui».

Sui social, c’è chi ha augurato il cancro anche a lei.
«Avrei voluto urlare contro tutte quelle cattiverie, ma sono tante di più le persone che mi esprimono affetto».

Perché aveva raccontato su Instagram di suo figlio?
«Per ringraziare i medici e aiutare le associazioni. Era Pasqua e Heal ha venduto per beneficenza uova come mai».

Dopo gli attacchi, si è pentita di aver parlato?
«No, ma non avevo messo in conto tante lettere di persone coi figli malati o morti. Mi trovo a dare coraggio agli altri, ma anche io sono ancora nel mezzo del dolore, per quanto sia forte e veda anche gli aspetti positivi, che poteva andare peggio, che non abbiamo problemi economici… A me le lacrime escono quando vedo gli altri bimbi coi papà lontani o che dormono in auto… Non mi piace quando mi scrivono che sono una grande mamma. C’è un esercito di mamme di pari forza e pure lontane da casa. E io ora posso permettermi un tuffo in Versilia e mi sento in colpa, ma posto lo stesso la foto, per dire che non si deve smettere di vivere. Troppi giudicano senza sapere, senza capire. Ho scritto che ero a Trento per le cure e hanno avuto da ridire: perché Trento? Perché lì fanno la protonterapia, una radioterapia che non impatta su altri organi, ci segue la dottoressa Sabina Vennarini: ci vorrebbero più centri pubblici così all’avanguardia».

Il passaggio più toccante però è alla fine dell’articolo:

Dopo un po’, Elena richiama. E, ora, piange. Dice: «Il momento più brutto è stato quando, di notte, con la torcia, andavo a raccogliere i capelli di Giacomo dal cuscino, per non farglieli trovare al mattino. Quei momenti erano una pugnalata. Metti al mondo un figlio e vuoi proteggerlo, ma non sai che puoi sentirti così tanto impotente».