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Il tuo lavoro ti fa schifo? Prova a fare l'assaggiatore di cibo per cani…

Sei riuscito a stare in ferie fino alla Befana, ma contempli con raccapriccio il ritorno al lavoro mercoledì’? Non fare la vittima, ci sono lavori anche peggiori del tuo, eppure c’è chi lo fa con stoicismo, perfino volentieri. Come Philip Wells, primo assaggiatore della fabbrica di cibo per animali Lily’s Kitchen. Il lavoro consiste, come è intuibile, nell’aprire, annusare e assaggiare scatolette di umido e croccantini per cani o gatti, allo scopo di valutarne la qualità. “Anche se le papille gustative del cane sono diverse dalle nostre – spiega Philip al Guardian, – il  sapore scaturisce dal giusto equilibrio di ingredienti, ed è quello che dobbiamo verificare”.  Philip confessa che a lui il cibo per cani piace (la carne usata nella sua fabbrica è certificata per l’alimentazione umana) e assicura che il lavoro gli dà molte soddisfazioni, anche se ammette che gran parte della produttività del suo reparto va attribuita a Lily, il border terrier che è parte integrante della squadra.
Decisamente più stressante il lavoro di Vanessa Johnson, capogruppo di World Challenge, che organizza viaggi di studio e avventura all’estero per ragazzi tra i 15 e i 18 anni: una sfida che richiede notevole forma fisica e grande capacità di affrontare le emergenze più disparate.  “Per molti di loro il viaggio rappresenta la prima occasione di affrontare le responsabilità e le conseguenze delle loro azioni – osserva Vanessa, che i suoi ragazzi li ha portati anche in cima al Kilimangiaro. – Il mio compito è fare in modo che l’avventura sia sempre contenuta all’interno di una rete di sicurezza tanto affidabile quanto invisibile ai ragazzi stessi”. Il lato peggiore di un lavoro del genere è naturalmente la necessità di far fronte a possibili incidenti: “La settimana scorsa mi sono capitati due ragazzi australiani che si sono arrampicati su un tetto per far ridere i compagni, incuranti del fatto che l’ospedale fosse a due giorni di cammino”, sospira.
Più prevedibile, ma anche molto più pesante, il lavoro del tecnico incaricato di bonificare le zone esposte a rischio biologico, come fa Richard Lewis: parliamo di ripulire scene del delitto, oppure luoghi in cui sono avvenuti incidenti stradali e suicidi, e anche di disinfettare case infestate da sporcizia, ratti, escrementi.   “Noi garantiamo sicurezza”, si consola Richard, che lavora alla Rentokil. Secondo lui, il lavoro peggiore è ripulire la scena di un suicidio: “Alla zozzeria dopo un po’ ci fai l’abitudine, ma reggere l’impatto emotivo è molto più pesante”. Il bello di questo lavoro, per Richard, è la varietà: “Un giorno pulisci il sangue di un morto dalla strada, il giorno dopo devi bonificare una cella di prigione o calarti dentro un silo: ma che soddisfazione entrare in un posto a rischio biologico e trasformarlo in un luogo sano. Il nostro è un lavoro essenziale”.
Un settore attinente è quello in cui si muove Baburam Paudel, tecnico che installa impianti di biogas nei paesi in via di sviluppo, e che sintetizza così il proprio lavoro: “Fondamentalmente devo convincere la gente che la cacca è una risorsa”. Il  suo compito è collegare una cisterna agli impianti fognari, per raccogliere escrementi umani e animali e altri prodotti di scarto, trasformandoli quindi in gas per cucinare e illuminare le case. “Bisogna individuare il sito adatto all’installazione dell’impianto, azzeccare la dimensione dei tubi, assicurare la giusta temperatura – spiega Baburam, che al momento lavora in Nepal per la ong Renewable World. – E poi c’è da lavorare parecchio con le persone: a molti ripugna l’idea di collegare il tubo del cesso alla cucina”.  Per lui la parte peggiore del lavoro è verificare in quali condizioni di povertà e arretratezza vivano molte comunità, ma ammette che chi trova disgustoso cambiare il pannolino al figlio farà bene a cercare lavoro in un altro campo: non solo ci si sporcano le mani, ma si lavoro in mezzo a una  puzza costante di uova marce. “Però è una enorme soddisfazione aiutare la gente a vivere meglio, e permettere alle bambine di andare a scuola, invece di essere precettate per raccogliere legna nel bosco; il mio lavoro migliora le condizioni igieniche e sanitarie di interi villaggi”.
Il bologo anguillologo, invece,  verifica le dimensioni e lo stato di salute delle anguille nei fiumi e nelle paludi: questi animali sono a rischio di estinzione in tutta Europa, a causa del degrado del loro ambiente. Assisterle nella crescita e nel ripopolamento impone di stare immersi fino al petto in acque salmastre e putride, e maneggiare poco amichevoli esemplari lunghi un metro, che arrivano a pesare due chili. “Non sono animali aggressivi, ma sono molto muscolosi e cercano di sfuggirti di mano – spiega Stephen Mowat, ecologo della Zoological Society di Londra. – Non è facile mantenere un’aria professionale quando insegui un’anguilla nell’erba alta”. Tra i suoi compiti quello di sezionare le anguille morte per verificare la presenza di parassiti, resistendo al fetore: “Ma poter lavorare all’aria aperta, sapendo di fare qualcosa per l’ambiente, è una grande soddisfazione. E le anguille sono animali bellissimi”.