Cronaca

Valentino Talluto: l’untore dell’Hiv ha venduto casa per non risarcire le vittime

valentino talluto casa

Valentino Talluto oltre ad aver rovinato la vita a decine di persone contagiandole con il virus dell’Hiv (leggi qui) ha anche portato a termine un piano per evitare di risarcirle

Valentino Talluto: l’untore dell’Hiv ha venduto casa per non risarcire le vittime

Mauro Favale spiega su Repubblica Roma che Talluto prima che iniziasse il processo ha pensato bene di disfarsi dell’unico bene che possedeva in vista della condanna praticamente certa. Già in carcere con un escamotage ha firmato la procura allo zio per la vendita della casa. Grazie alla visita di un notaio che però ufficialmente avrebbe dovuto fare tutt’altro:

Per aggirare l’ostacolo dell’apporre la sua firma sul contratto, visto che da dietro le sbarre non avrebbe potuto venderlo, ha dato la procura allo zio. Parliamo di Valentino Talluto, il 31enne già condannato a 24 anni di reclusione dalla corte d’Assise di Roma per aver infettato col virus dell’Hiv decine di ex partner. Oltretutto, visto che ha sottratto alle vittime l’unica fonte a cui attingere, per realizzare il suo proposito Talluto si è affidato a un avvocato e a un notaio.

Il primo, un suo ex legale, ha fatto un’istanza al pm per far entrare in carcere il notaio, «facendo riferimento al risarcimento per il furto subìto di un veicolo ed al pagamento del Tfr — scrive il Riesame — e non alla sua volontà di disfarsi dell’unico bene immobile in suo possesso», aggirando così lo scontato diniego che la procura avrebbe dato. Il notaio, senza battere ciglio, ha suggellato l’incarico con cui Talluto metteva in mano allo zio tutta la pratica della vendita della casa.

Ma non è tutto. Perché, fatto questo, nel giugno 2016 l’appartamento è stato venduto, prima che il processo terminasse, a una signora per la cifra di 115mila euro. Il denaro ricevuto dallo zio di Talluto, per altro, non si sa che fine abbia fatto, con buona pace delle 22 parti civili che rivendicano un minimo di risarcimento. Prima che la proprietaria effettiva ne entrasse in possesso, il presidente della Corte d’Assise, il giudice Evelina Canale, su richiesta degli avvocati delle ragazze ne ha disposto il sequestro.