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Quando Veronica Panarello si inventava di essere stuprata da un infermiere

VERONICA PANARELLO LORYS STIVAL (12)

Ieri a Chi l’ha Visto si è parlato ancora di Veronica Panarello, la madre di Loris Stival, sospettata e fermata per l’omicidio del suo bambino. numerose sono le incongruenze tra i racconti di Veronica e le immagini mostrate dalle telecamere e il mistero delle fascette, con cui Loris sembra essere stato strangolato, si infittisce. Ma soprattutto, chi è Veronica Panarello? Se i vicini di casa e le maestre parlano di una donna normale, madre amorevole, il ritratto che le fa sua madre di fronte agli inquirenti non è certo lusinghiero.
VERONICA PANARELLO LORIS STIVAL
VERONICA PANARELLO: STUPRATA DA UN INFERMIERE? – Di fronte alle telecamere di Chi l’ha Visto, la madre difende a spada tratta la figlia, affermando con sicurezza che non aveva problemi, se non le normali sfide della vita di tutti i giorni che tutti dobbiamo affrontare, e in ogni caso, innocente o colpevole che sia, le sembra inutile processarla per errori di gioventù e non per la morte di Loris. Smentisce anche la voce di un tentato suicidio con fascette di plastica, le stesse per cui sembra essere morto Loris. Eppure, interrogata dagli inquirenti, la musica cambia radicalmente: racconta di come Veronica Panarello fosse problematica fin da piccola. “Aggressiva e violenta”, la definisce, tanto che fino all’età di sette anni, quando viveva in Liguria, era seguita da uno psicologo. Racconta anche che, in adolescenza, Veronica ha cercato di attirare l’attenzione del padre, raccontando che sua madre avesse un amante. Infastidito da quelle che considerava solo chiacchiere inutili, l’uomo l’aveva scacciata in maniera brusca. Poco dopo, i carabinieri girano per il paese, alla ricerca di una ragazza che ha tentato di impiccarsi in una serra. Collegando il tutto alla serra vicino casa, la madre capisce di chi si tratta e infatti, poco dopo, gli agenti ritornano con Veronica. La ragazza rifiuta di tornare a casa e preferisce essere ricoverata in un ospedale psichiatrico, da dove poi andrà via a seguito di un presunto stupro da parte di un infermiere, ovviamente smentito. Insomma, una ragazza bisognosa di attenzioni, anche a costo di inventare motivi.
 

Le testimonianze della telefonata di Veronica Panarello a Piera Maggio e di sua madre:


VERONICA PANARELLO: LA TELEFONATA A PIERA MAGGIO – Nello studio di Chi l’ha Visto c’è anche Piera Maggio, presente per via di nuovi particolari emersi riguardo alla scomparsa e, forse, all’omicidio di Denise Pipitone. La donna racconta come, dieci anni fa a pochi giorni dalla sparizione della bambina, fosse stata contattata da una Veronica Panarello quindicenne, che sosteneva di aver visto Denise in macchina con due uomini. La bambina avrebbe vomitato in strada, ma i due uomini che l’accompagnavano, dopo aver rifiutato l’aiuto di Veronica, l’avrebbero ricaricata in macchina per poi ripartire. Testimonianza considerata subito inattendibile dall’avvocato di Piera Maggio e quindi scartata: perché non ha preso il numero dalla targa? Probabilmente, l’ennesima bugia per attirare l’attenzione, forse per sentirsi utile. In ogni caso, la donna aveva preso molto a cuore il caso di Denise Pipitone, ed è impossibile non fare parallelismi con i suoi deliri riguardanti un’inesistente scomparsa del figlio Loris Stival. A Chi L’ha Visto si ipotizza che, forse, la donna ha talmente interiorizzato la storia della bambina sparita nel nulla da cercare di farla propria. Per ora non si può sapere, ma le indagini si restringono: Loris è morto strangolato dalle fascette?
VERONICA PANARELLO LORIS STIVAL
Le fascette, usate anche sul balcone di casa Stival

 
VERONICA PANARELLO: E LE FASCETTE? – In casa Stival, l’uso di fascette di plastica autobloccanti era nella norma. Se ne trovano tantissime in casa, utilizzate per legare oggetti e addirittura i giocattoli dei due bambini. Veronica racconta è stato lo stesso Loris a chiedere di portarle a scuola per ordine della maestra, che le aveva chieste per dei piccoli esperimenti scientifici, e proprio per questo si troverebbero nello zainetto del bambino, scomparso nel nulla. La maestra però smentisce tutto: stavano conducendo dei piccoli esperimenti a scuola, ma con materiali adatti ai bambini e certamente non con fascette autobloccanti, molto pericolose. I segni sul collo di Loris sono perfettamente compatibili con le fascette e inoltre ce ne sono altri due, che combaciano perfettamente con un paio di forbici di casa Stival: resta solo l’esame del DNA per accertarsi che il sangue su di esse sia proprio di Loris. Qualcuno ipotizza che forse il bambino, giocando, si sia strangolato da solo e la mamma abbia prima cercato di tagliare il tutto per poi nascondere il cadavere, terrorizzata. Cosa è successo veramente?
 

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