Apertura

"Vi racconto come mi hanno violentato con il compressore"

violentato compressore napoli

Tgcom24 racconta in un servizio la testimonianza in tribunale di Vincenzino, il ragazzino violentato con un compressore a pianura, Napoli.
IL RACCONTO DI VINCENZINO, IL RAGAZZINO VIOLENTATO CON IL COMPRESSORE – L’udienza si è tenuta a porte chiuse, perché il ragazzo è minorenne. Il quattordicenne, dopo aver riconosciuto il suo aggressore in Vincenzo Iacolare di 25 anni con le parole “Eccolo, è lui l’uomo che ha distrutto la mia vita” ha dichiarato:”Mi ha abbassato la tuta ed ha usato il compressore”. Iacolare, accusato di violenza sessuale e tentato omicidio, si è sempre difeso dicendo che si è trattato di uno scherzo finito male. Ed emerge un particolare inedito e che rivela ancora di più la gravità della violenza subita dal ragazzino. I genitori firmarono la liberatoria per autorizzare l’espianto deggli organi in caso di morte, tanto erano basse le probabilità che il quattordicenne sopravvivesse. Vincenzino rimarrà comunque a vita con una menomazione.
Il Fatto raccontava tempo fa con un articolo a firma di Vincenzo Iurillo sulla storia del bambino seviziato con il compressore a Napoli. Secondo la madre la sevizia che gli ha distrutto l’intestino, ha lasciato lesioni anche nell’anima. Le più difficili da guarire e da cicatrizzare. Che per ora gli impediscono di andare a scuola e di frequentare gli amici delle partitelle di calcio. Troppo forte l’imbarazzo, il disagio di una situazione particolare. Racconta il quotidiano:

Il processo è stato aggiornato al 29 gennaio. I familiari del ragazzo e il Comune di Napoli hanno annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile. La madre è molto provata: “Voglio giustizia per il mio bambino. Voglio giustizia subito, siamo costretti a vivere tra mille difficoltà”.  E’ lo sfogo di una mamma preoccupata per il futuro del figlio:“Era un bambino solare, sempre allegro. Ora evita di uscire di casa, ha paura di essere preso in giro, non riesce più a stare in compagnia degli amici.  Non se la sente di andare in bagno se non ha un familiare vicino. Ma io mica posso seguirlo a scuola. E lui ci va sempre meno spesso, i servizi sociali ci hanno contattato per sollecitarci a fargli riprendere la frequenza, ma lui non se la sente”. Lo zio, che li accompagna, annuisce: “Ci auguriamo che mio nipote, guarendo, ritrovi la serenità perduta,e che questo incubo finisca presto”. V. dovrà sottoporsi a un nuovo intervento per la ricostruzione del colon.